TIME FOR WOMEN! EMPOWERING VISIONS IN 20 YEARS OF THE MAX MARA ART PRIZE FOR WOMEN- PALAZZO STROZZI FIRENZE



 

Empowering Visions in 20 Years of the Max Mara Art Prize for Women

Dal 17 aprile al 31 agosto 2025 Palazzo Strozzi a Firenze ospita Time for Women! Empowering Visions

in 20 Years of the Max Mara Art Prize for Women, una mostra speciale che celebra il ventennale del

Max Mara Art Prize for Women − tra i più importanti riconoscimenti dedicati al supporto delle artiste che si identificano nel genere femminile − e la lunga collaborazione tra Max Mara, Whitechapel

Gallery e Collezione Maramotti attraverso le opere delle nove artiste vincitrici del premio dal 2005

a oggi.

Protagoniste della mostra sono: Margaret Salmon (n. 1973, Suffern, NY); Hannah Rickards (n. 1979,

Londra, UK); Andrea Büttner (n. 1972, Stoccarda, DE); Laure Prouvost (n. 1978, Lille, FR); Corin Sworn

(n. 1976, Londra, UK); Emma Hart (n. 1974, Londra, UK); Helen Cammock (n. 1970, Staffordshire,

UK); Emma Talbot (n. 1969, Stourbridge, UK) e Dominique White (n. 1993, Rochford, UK).

Organizzata in collaborazione con Fondazione Palazzo Strozzi Time for Women! Empowering Visions si snoda negli affascinanti spazi della Strozzina a Palazzo Strozzi e rende omaggio a due decenni di

innovazione artistica e creatività al femminile attraverso un’immersione tra diversi media e ricerche poetiche.

L’esposizione presenta, per la prima volta tutti insieme, i progetti che le nove artiste hanno

concepito in seguito a una lunga residenza in Italia, passaggio centrale del premio. Tra video,

installazioni, sculture e opere a parete, il percorso di mostra è articolato come una ricognizione di

venti anni di storia del premio e sul lavoro di artiste che, emergenti al momento della nomina, si

sono poi affermate nel più ampio panorama artistico internazionale. Ognuna di loro, a partire da

riflessioni su temi quali l’identità, la memoria, il corpo, la società e la politica, si è concentrata su

aspetti particolari legati alla ricerca e all’esperienza nel nostro paese: dalla commedia dell’arte alla

maternità, dall’idea contemporanea di grand tour alle alte eccellenze artigiane, dalla mitologia alle

comunità monastiche, dal paesaggio naturale alla Storia, fino alla raccolta di voci e narrazioni

dimenticate dall’antichità ad oggi.

Il Max Mara Art Prize for Women è un premio biennale indirizzato ad artiste che si identificano nel

genere femminile, istituito nel 2005 da Max Mara Fashion Group e organizzato in collaborazione

con Whitechapel Gallery. La Collezione Maramotti si è unita come terzo partner a partire dal 2007.

È stato il primo premio per le arti visive rivolto ad artiste emergenti con base nel Regno Unito, con

l’obiettivo di sostenere e valorizzare la loro ricerca in una fase cruciale del percorso, offrendo in

dono tempo e spazio per la creazione di un nuovo e ambizioso progetto. Nominate da una giuria

composta da donne protagoniste della scena artistica britannica, le vincitrici hanno avuto la

possibilità di intraprendere una residenza di sei mesi in Italia, organizzata da Collezione Maramotti

in base alle loro esigenze professionali e personali. Durante questo periodo le artiste si sono

immerse nella conoscenza in senso ampio dell’Italia, hanno portato avanti ricerche su temi specificidella cultura e della storia del paese, hanno acquisito nuove abilità di tipo tecnico o anche realizzato

nuovi lavori, confluiti nell’esposizione conclusiva in due tappe presso la Whitechapel Gallery a

Londra e la Collezione Maramotti a Reggio Emilia − che, nel corso del tempo, ha acquisito opere di

tutti i progetti vincitori. La specificità ed eccezionalità con cui il Max Mara Art Prize for

Women riconosce e sostiene il processo creativo sono all’origine del British Council Arts & Business

International Award ottenuto nel 2007.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Collezione Maramotti. Main supporter: MaxMara. Si ringrazia Whitechapel Gallery

ORARI:

Tutti i giorni 10.00-20.00, giovedì fino alle 23.00

(ultimo ingresso un’ora prima dell’orario di chiusura)

BIGLIETTI:

€ 10 intero; € 5 giovani under 18 (giovedì dalle ore 18.00 per under 30)

€ 15 biglietto congiunto con la mostra Tracey Emin. Sex and Solitude

INFO:

http://www.palazzostrozzi.org / T. +39.055.2645155

VESTIAIRE COLLECTIVE SVELA LA NUOVA CAMPAGNA ANTICONSUMISMO

Vestiaire Collective, la piattaforma leader a livello globale nella moda di lusso di seconda mano, rafforza il suo impegno per la sostenibilità con una nuova campagna marketing che mostra cumuli di rifiuti tessili davanti alle porte di casa. Un’immagine d’impatto che punta i riflettori sulla crescente crisi ambientale e invita i consumatori a rivedere le proprie abitudini di acquisto e motivarli ad agire.

Con l’aumento costante dei rifiuti tessili, è chiaro che “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” non è più un’opzione sostenibile. Mentre movimenti come #LowBuy2025 prendono piede, Vestiaire Collective sostiene il cambiamento verso un consumo più consapevole. Tuttavia, la crisi ha ormai raggiunto un punto critico: i rifiuti si accumulano a ritmi record, i sistemi di smistamento sono al collasso, con un terzo di miliardo di pacchi arrivati negli Stati Uniti da Shein e Temu solo nel 20221, e 4,6 miliardi di pacchi a basso valore consegnati nell’UE nel 20242. Il disegno di legge francese contro il fast fashion segna l’inizio di una nuova era, con il potenziale di avviare un dibattito globale e sottolineare l’urgenza di regolamentare l’ultra fast fashion, ormai impossibile da ignorare.

Se da un lato l’informazione è fondamentale, dall’altro è altrettanto importante offrire soluzioni concrete. Con la sua filosofia “Think First, Buy Second”, Vestiaire Collective propone alternative sostenibili per promuovere un cambiamento duraturo. In vista dell’Earth Day, la nuova campagna vuole essere una vera e propria sveglia per i consumatori, ponendo una domanda provocatoria: “E se il fast fashion fosse davanti alla porta di casa tua?”. Attraverso immagini forti e d’impatto, Vestiaire Collective mostra quanto la crisi dei rifiuti tessili stia diventando sempre più vicina e reale.

Il fast fashion non è più lontano, è davanti alla nostra porta. Questa crisi globale richiede un’azione immediata e il sistema deve essere ricostruito dalle fondamenta. Il cambiamento reale inizia mettendo in discussione lo status quo e affrontando le conseguenze della sovrapproduzione. In Vestiaire Collective, siamo impegnati in questa missione e riteniamo responsabili tutti i soggetti coinvolti.” — Dounia Wone, Chief Impact Officer di Vestiaire Collective.

Questo mese segna il completamento del piano triennale di Vestiaire Collective per affrontare le pratiche di sovraconsumo del fast fashion. L’azienda ha intrapreso passi audaci, come la creazione di immagini d’impatto che mostrano come apparirebbero milioni di tonnellate di rifiuti tessili accanto ai monumenti più famosi del mondo. Più recentemente, Vestiaire Collective ha lanciato un programma educativo di sei mesi in collaborazione con cinque influencer, raggiungendo oltre due milioni di follower per sensibilizzare sul tema. Inoltre, come parte delle sue iniziative di aprile, Vestiaire Collective ha lanciato SpaceWaste, una campagna satirica che immagina l’assurdità di inviare i rifiuti del fast fashion nello spazio come soluzione rapida alla crisi in corso.

Come il Fast Fashion Attira e Trappola i Consumatori in un Ciclo di Sovraconsumo

Più del 50% dei consumatori sperimenta la fatica da decisione quando devono scegliere cosa indossare3. La contraddizione è evidente: un armadio stracolmo di vestiti, ma la sensazione di “non avere niente da mettere” persiste. L’industria tessile globale contribuisce al 10% delle emissioni di carbonio mondiali4, più di aviazione e spedizioni messe insieme, e i consumatori oggi acquistano il 60% di abbigliamento in più rispetto a 15 anni fa5. Nel frattempo, i marchi di fast fashion stanno sempre più ricorrendo all’ “haute-washing”, un trucco di marketing che crea l’illusione di lusso, pur mantenendo invariati i loro modelli di business sottostanti.

Nonostante la sua recente facciata allettante, il fast fashion rimane ingannevole, cercando di mascherare la stessa vecchia storia: velocità nella replica, danni ambientali, bassa qualità e pratiche lavorative sfruttatrici. Il fast fashion attira i consumatori in un circolo vizioso di sovraconsumo. In questo ciclo, gli acquirenti continuano a comprare, scartare e ripetere, sperando di trovare soddisfazione, ma senza mai trovarla. Nel frattempo, il peso dell’eccesso si accumula silenziosamente, insinuandosi negli armadi come un promemoria dell’illusione da cui i consumatori in sovraconsumo faticano a svegliarsi.  L’impatto del fast fashion va oltre l’ambiente, con studi che rivelano livelli significativi di sostanze chimiche PFAS, alcuni dei quali superano i limiti di sicurezza dell’UE di 428 volte, comportando gravi rischi per la salute, in particolare per le popolazioni vulnerabili.

Rompere il ciclo è possibile: modelli di business circolari come Vestiaire Collective dimostrano che sostenibilità, qualità e convenienza possono andare di pari passo, dando ai consumatori la possibilità di fare scelte più intelligenti e consapevoli.

VIVIENNE WESTWOOD ALLA BARCELONA BRIDAL WEEK

Il Bridal è sempre stato una componente importante per la Maison, da quando ho iniziato a lavorare con Vivienne all’inizio degli anni ’90. Siamo lieti di presentare la nostra prima sfilata di abiti da sposa in questa fantastica città: la grandiosità dei suoi viali e la sua architettura sono stati la nostra prima fonte d’ispirazione.

La collezione è un pot pourri di passato, presente e futuro. La corsetteria è la base: valorizza e conferisce presenza. C’è anche la sartoria, per aggiungere un tocco maschile.

Abbiamo ripensato alla nostra rose print, ispirata agli acquerelli del botanico del XVIII secolo Pierre-Joseph Redouté. Abbiamo aggiunto i fiori d’arancio del cortile dell’università, simbolo di purezza e bellezza, che sono stati delicatamente accostati al tulle: teneri, romantici. Un ricco jacquard in “Absence of roses”: classico. Ci sono il lino e il cotone, la georgette slavata e lo chiffon, per dare l’impressione di capi indossati più volte. L’organza più leggera, tanto pizzo e duchesse rosa tenue proveniente dall’Italia.

Ogni personaggio racconta una storia.

Simonetta (Gianfelici) ha indossato l’abito Madame de Pompadour, ispirato al dipinto di François Boucher (1756), questa volta in bianco. Vivienne lo avrebbe adorato: era il suo abito preferito di sempre”.

~ Andreas Kronthaler, Creative Director, Vivienne Westwood

Vivienne Westwood e la Barcelona Bridal Fashion Week sono entusiasti di collaborare con l’Istituto Europeo di Design (IED) e le università di design LCI Barcelona per la sfilata. Insieme agli studenti di diverse facoltà, il brand britannico ha elaborato dei brief di progetto e dei workshop di tutoraggio per far sì che il lavoro degli alunni si intrecciasse con i vari aspetti dello show, promuovendo la creatività, il design a basso impatto e l’espressione artistica. Il lavoro degli studenti di design sarà mostrato durante la Barcelona Bridal Fashion Fair, con una selezione di modelli presentati allo show Vivienne Westwood.

300 studenti dell’Istituto Europeo di Design (IED), di LCI Barcelona e di EDSI Higher School of Design sono stati invitati ad assistere ad una seconda sfilata, organizzata appositamente per loro all’Universitat de Barcelona.

MAX & Co. CELEBRA LA RIAPERTURA DELLO STORE A VIA DEI CONDOTTI


Il flagship store di MAX&Co. a Roma riapre le sue porte dopo un’importante trasformazione e un ampliamento su due piani. Ospitato in un elegante edificio storico nell’esclusiva Via Condotti, nel cuore della città, lo spazio è stato restaurato con cura per valorizzare i dettagli architettonici originali, arricchendoli con tocchi di design contemporaneo. Il risultato è un’esperienza di shopping immersiva, dove tradizione e innovazione convivono in perfetto equilibrio.

Fedeli al DNA del brand, che celebra da sempre spirito collaborativo, energia dinamica e senso di community, il nuovo store è il frutto di una serie di partnership creative.

Ispirandosi alla struttura e allo stile narrativo di un magazine, il nuovo store si articola in diverse stanze e ambienti, ognuno con un focus specifico. L’esperienza è immersiva e multisensoriale: chi entra è invitato a esplorare, sperimentare e lasciarsi ispirare, proprio come sfogliando le pagine di un magazine. Il design dinamico dello spazio non è solo una cornice perfetta per le collezioni, ma anche un ambiente versatile, pensato per accogliere progetti speciali ed eventi, rafforzando il senso di community e creando connessioni autentiche.Al piano terra, pareti grezze originali, elementi in travertino e alti archi a volta dialogano con spettacolari maxi LED a tutta altezza, che proiettano contenuti digitali in continua evoluzione, creando un dialogo ‘phygital’ che unisce passato e futuro.

Nel mezzanino, uno spazio architettonico monocromatico nel caratteristico bold red MAX&Co., l’imponente anello luminoso arricchito da display LED genera un’esperienza visiva e sonora avvolgente, incorniciando la scenografica scalinata che porta al primo piano in stile residenziale. Qui, l’accento sugli elementi architettonici preesistenti diventa ancora più evidente: gli affreschi e gli stucchi originali dei primi del Novecento sono stati meticolosamente restaurati, mentre la disposizione degli ambienti richiama l’atmosfera intima di un appartamento sofisticato. Ariose portedecorate ne accentuano l’opulenza senza tempo, mentre un mix sapientemente curato di classici deldesign di metà secolo e contemporanei dona carattere agli spazi: dai divani Camaleonda di Mario Bellini alle poltrone Litho di Pierre Frey. Le texture multidimensionali e i materiali di alta qualità,sostenibili e responsabili sono il fil rouge che caratterizza l’intero spazio.

Per celebrare la nuova apertura, il 10 aprile si terrà un evento speciale con DJ set, performance live e una capsule collection che gioca con l’ironia dello slogan “There’s No Place Like R(h)ome” di Pietro Terzini. In attesa dell’apertura, un maxi divano rosso, ideato dal collettivo Supervoid, ha trasformato Piazza San Silvestro in un vero e proprio salotto nel cuore di Roma: un’installazione scenografica e instagrammabile, un richiamo all’idea di “casa” e un invito a prendersi un momento di pausa. Pochi metri più in là, in Piazza San Lorenzo in Lucina, l’iconico bar Ciampini e’ stato brandizzato MAX&Co. e la storica edicola della piazza distribuirà portachiavi esclusivi. Un secondo divano sarà esposto anche nella vetrina dello store, trasformandosi in un punto di riferimento visivo e nella cornice perfetta per interviste live con i protagonisti del progetto.