Un algido maniero nelle campagne inglesi, l’omicidio di un’anziana contessa, un misterioso maggiordomo, un investigatore metodico, un’infermiera dal bizzarro passato e una stravagante famiglia di sospettati: questi sono gli ingredienti per IL giallo perfetto! Sì, un perfetto classico alla Agatha Christie, in puro british style, se non fosse che a deformarlo c’è il magico e grottesco caleidoscopio della ditta Lillo e Greg!
Toni brillanti, situazioni paradossali, continui colpi di scena e risate a profusione che il geniale duo Lillo&Greg ha creato per la loro sregolata compagnia teatrale.
“Il Mistero dell’Assassino Misterioso” è da sempre uno dei più grandi successi del Duo, in cui la narrazione metateatrale, con un pizzico di perfidia, svela e scardina il delicato equilibrio dei rapporti interpersonali tipici di moltissime compagnie teatrali; che poi sono le stesse dinamiche che funestano i rapporti umani: gelosie, meschinità, invidie, rancori e falsità!
Insieme a Lillo & Greg sul palco anche Vania Della Bidia, Marco Fiorini, Giulia Ottonello e Luca Intoppa.
Direttore di scena Paolo BandieraAss. scenografo Maria Grazia IovineFonico di sala Maurizio CapitiniMicrofonista Andrea BordignonDatore luci Massimo GresiaSarta di scena Sabrina SolimandoSocial Media Manager Giulio SoligoProgetto Grafico B Art Studio
S’intitola ‘Acqua salata’ (etichetta Playaudio di Azzurra Music – Lungomare) il primo singolo del nuovo progetto discografico di Nello Daniele, in uscità venerdì 14 aprile su tutte le piattaforme musicali. Un ritorno atteso 8 anni quello del musicista napoletano per un pezzo che sarà il capofila di una serie di brani che compongono un progetto esclusivamente acustico, scritto e cantato dall’artista, padroneggiato dal suono unicamente delle sue chitarre, in uscità dopo l’estate.
Il nuovo lavoro discografico di Nello Daniele sarà una raccolta e sintesi di atmosfere e colori di Napoli, frutto di uno studio emozionale lungo appunto 8 anni: nuovi pezzi tutti da ascoltare.
Nello presenterà dal vivo per la prima volta il singolo ‘Acqua salata’ al Teatro Brancaccino di Roma (via Merulana 244) sabato 15 aprile, nel corso di un concerto che vedrà protagonisti alcuni grandi musicisti che negli hanno condiviso la propria arte con il fratello Pino Daniele. Ci saranno difatti Gigi De Rienzo al basso, Ernesto Vitolo al piano, Tony Cercola alle percussioni, Jerry Popolo ai fiati e Claudio Romano alla batteria.
“Come ben tutti sanno – spiega Nello – l’acqua salata è ben conosciuta dai popoli del mare e io, nato in una città crocevia di popoli chiamata Napoli, in un quartiere di tante anime denominato Porto, dove, tra vicoli stretti e palazzi rubano i raggi del sole, mi incamminavo ogni qualvolta che avevo bisogno di libertà di dare spazio alla mie vedute. Non erano tanti i passi da percorrere, essendo gli stessi che ogni giorno mio padre ripercorreva per raggiungere il posto di lavoro al porto. E passo dopo passo, dopo l’ultimo vicolo nascosto dietro a un vecchio palazzo, davanti a me appariva la vastità di quell’immensa distesa blu. Là ho imparato a curare le mie ferite, le quali non si rimarginavano però solo con l’acqua del mare, ma fondamentale era il sole, fonte di energia e di vita: c’è un connubio indissolubile tra queste due materie fondamentali per la nostra esistenza”.
Il brano contiene alcune riflessioni di Nello Daniele, tra i pensieri di una madre che aspetta il ritorno dei figli a casa (‘Ca na mamma sa astregne e pensiere da sera aspettanne e guagliune ca sannacagna’) e i sogni infranti di oggi (‘Nuje vulimme sul’o juornopecche’ a notte se arrubbato tutte e suonne’). Non manca un riferimento al popolo napoletano (‘Tenimme e lacreme attuorne e calice e recitamme pure quand’amma brinda’) e a chi ha scelto di vivere una vita fuori controllo (‘Sta chi prega ca’ cuscienza sporca fore e chiese, dint’a vita chi ha peccato porte sempe e pese’). La speranza è proprio l’acqua salata (‘Acqua salata mo’ puortece o’ sole’).
Il singolo, registrato al Gidiessestudio di Napoli, è anche un videoclip nel quale si vede Nello Daniele camminare in quei vicoli della sua città che l’hanno visto crescere e diventare uomo. A dirigere il video, il regista, autore e produttore Giorgio Verdelli, tra i maggiori esperti di musica nazionale e internazionale. La produzione è di ‘Officina delle Idee’. Montaggio Vitaliano Murdocco, riprese di Paolo Maya e Carmine Sgambati.
Il concerto inizierà alle ore 21, biglietti in vendita sul circuito ticketone a partire da 20 euro.
La personalizzazione, simbolo di esclusività, è una tendenza ormai diffusa in tutti i settori dal fashion al design, al food.
È una forma di espressione propria, capace di trasmettere messaggi unici e significativi.
Rebecca, in linea con questa tendenza, presenta il servizio “Personalizza il tuo gioiello” con le collezioni MY WORLD e JOLIE MY NAME composte da eleganti iniziali incastonate su anelli, incise su ciondoli che impreziosiscono bracciali e collane.
I preziosi sono realizzati in acciaio o bronzo placcato oro rodiato, argento 925 e oro 9kt.
Goldenart Production – Viola Produzioni – Altra Scena – I due della città del sole
su licenza di Muse of Fire Production Ltd e in collaborazione conFestival Teatrale di Borgio Verezzi
presentano
Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo
I DUE PAPI
di Anthony McCarten
Traduzione Edoardo Erba
con la partecipazione di Anna Teresa Rossini
e con Ira Fronten e Alessandro Giova
Scene Alessandro Chiti
Costumi Vincenzo Napolitano – Alessandra Menè Disegno luci e fonico David Barittoni
Regia Giancarlo Nicoletti
Premio Nazionale “Franco Enriquez 2023” per la miglior regia
Premio “Mulino Fenicio 2022” per la miglior scenografia
SALA UMBERTO
DALL’11 AL 30 APRILE
Dall’autore premio Oscar per Bohemian Rhapsody, L’ora più buiae La teoria del tutto arriva il testo teatrale da cui è stato tratto un film Netflix di grande successo. Dieci anni fa Benedetto XVI sbalordiva il mondo con le sue dimissioni le prime dopo più di sette secoli. Cosa ha spinto il più tradizionalista dei Papi alla rinuncia e a consegnare la cattedra di Pietro al radicale ed empatico cardinale argentino?
Interpretato da due grandi attori del nostro panorama, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo, “I due Papi” è stato accolto come ‘un lavoro strepitoso’ al suo debutto al Festival di Borgio Verezzi.
Il testo teatrale di Anthony McCarten – incalzante e profondo, avvincente e ironico – è stato adattato per il cinema e nominato come miglior sceneggiatura agli Oscar e ai Golden Globe; la produzione italiana – unica al mondo autorizzata dall’autore – è firmata dal regista Giancarlo Nicoletti, vincitore del Premio Nazionale Franco Enriquez 2023 come miglior regista.
L’imponente scena di Alessandro Chiti, che riproduce dai giardini di Castel Gandolfo alla terrazza di San Pietro fino all’iconica Cappella Sistina, ha ricevuto il Premio “Mulino Fenicio” per la Migliore Scenografia.
Non fatevi ingannare dal titolo perché “I Due Papi” non vuole tediare con nessuna soporifera dissertazione teologica. Fra documento storico, humor e dramma, lo spettacolo ripercorre non solo i giorni frenetici che portarono dalla rinuncia di Benedetto all’elezione di Francesco, ma anche le “vite parallele” di due uomini molto diversi, accomunati dallo stesso destino. E, soprattutto, ci racconta la nascita di un’amicizia – speciale e inaspettata – fra due personalità fuori dall’ordinario. Al centro di tutto, una domanda senza tempo: quando si è in crisi, bisogna seguire le regole o la propria coscienza?
Quando ho visto per la prima volta la pellicola di Netflix sono rimasto stupito dall’efficacia e della cifra teatrale della scrittura di Anthony McCarten. Scoprire, da lì a poco, che il film era tratto da un testo teatrale dello stesso autore (sovrapponibile quasi del tutto alla sceneggiatura cinematografica) è stata una piacevole riconferma della prima impressione. La successiva lettura del testo della commedia mi stupiva nuovamente, perché la forza dell’incontro/scontro fra i due protagonisti – sullo sfondo di una vicenda storica che resterà probabilmente un unicum dei tempi contemporanei – all’interno della dimensione teatrale acquista, a mio avviso, una forza, un’urgenza e una capacità di penetrazione ancor più grande che al cinema.
Perché il cuore di questo incontro e del dialogo fra Ratzinger e Bergoglio – che sia veramente avvenuto o meno non importa – ci riguarda tutti, in quanto uomini, trascendendo dalla dimensione religiosa o spirituale, e oltre il pruriginoso interesse che sempre suscitano le questioni vaticane.
Perché I due Papi parla, anzitutto, di due uomini e, allo stesso tempo, parla di tutti gli uomini. Parla del potere, di come a volte sia difficile, se non impossibile, per un solo uomo il fardello delle responsabilità e ci pone l’interrogativo di quanto, veramente, sia giusto o meno perseverare o se non valga la pena, a volte, scendere dalla propria croce. Parla del rapporto tra l’uomo e Dio, dell’etica, delle aporie e degli interrogativi di ogni giorno della contemporaneità che corre, lasciandoci il dubbio se sia giusto sposare i tempi o ammettere l’esistenza di un che di immutabile ed eterno.
Parla dell’essere umano, di quanto possiamo essere grandi e piccoli al tempo stesso, di come il dubbio e la difficoltà del vivere siano uguali a ogni latitudine e in qualsiasi posizione sociale. Credo che in questa universalità risieda il successo e l’apprezzamento trasversale, indipendentemente dal proprio credo, della pellicola di Netflix e, pertanto, il buono di riportare l’operazione al suo luogo di nascita: il teatro.
Uno spettacolo, quindi, che vuole poggiarsi su un testo eccezionale e di grande forza, che sa scandagliare l’animo umano restando sapientemente nel campo della commedia.Un’operazione al servizio di due grandi interpreti italiani, provenienti da percorsi diversi, eppure perfettamente adatti a una sfida del genere; un tentativo di regia contemporanea – diretta, di lavoro sugli attori, iconica ma senza sofismi – di gusto internazionale e con un occhio al pubblico, grazie anche alla traduzione del testo di Edoardo Erba e di un impianto scenico di grande impatto realizzato da Alessandro Chiti.
Per fare di questo I due papi uno spettacolo vivo, che sappia parlare a tutti e trasportarci in una dimensione altalenante e varia – in quanto a viaggio, dialettica e sensazioni – fra i massimi sistemi del cielo e la concretezza quotidiana della terra.