MAX MARA FW22-23


 

Max Mara rende omaggio a Sophie Taeuber-Arp, un’ artista  la cui opera è stata trascurata per decenni e viene ora riscoperta. Architetto, coreografa, ballerina, textile designer, pittrice e scultrice: una vera modernista che ha saputo dare, anche agli oggetti di uso quotidiano, un senso di magia e mistero. 

Wassily Kandinsky, Paul Klee, Giorgio de Chirico, Max Ernst e Guillaume Apollinaire: Sophie Taeuber-Arp li incontrava ogni sera al Cabaret Voltaire di Zurigo, il ricettacolo dell’avanguardia artistica dell’epoca. Le loro mostre, pubblicazioni e performance hanno dato vita a una nuova e sorprendente estetica: il Dadaismo. Le marionette e i costumi disegnati da Sophie Taeuber-Arp per la sua opera più famosa, “King Stag”, irradiano energia e spirito cinetico. 

Personaggi fiabeschi sospesi tra il mondo animale e quello dei robot, ai quali si ispirano le silhouette forti e sorprendenti di Max Mara. In tutte le sfumature di un arazzo di Sophie Taeuber-Arp, la collezione ritrova inaspettati contrasti di mini e maxi, micro e macro, skinny e oversize. I cuissard in maglia di lana con suola in gomma, sono allo stesso tempo stivali e leggings con imbottiture anatomiche, che ritroviamo anche nei maglioni in mohair. Sono abbinati a microgonne in nylon trapuntato e donano al look un nuovo dinamismo. Le gonne sono mini o lunghe a campana, perfette con un maglione dolcevita aderente e una balaclava. Gli ampi pantaloni bianchi candidi sono in twill di lana o in techno-nylon.

Con le sue marionette Sophie Taeuber-Arp riusciva a trasformare oggetti di uso quotidiano in elementi poetici. Max Mara sceglie come proprio talismano una cerniera di oro pallido. Tasche zip e spacchi inaspettati, una doppia cerniera per chiudere giacche sartoriali e cappotti maschili, conferiscono alla collezione una dimensione dadaista.

Al centro della scena ci sono ovviamente i cappotti Max Mara. Perfetti nella forma, nella funzione e nelle finiture, pensati per una regina (o re) delle fiabe. Lunghi o corti, sottolineano nuove silhouette slouch e swagger. Immancabile, il Teddy Bear Coat; il suo tessuto diventa anche perfetto per una tunica, una gonna lunga e persino per un audace paio di shorts.

Nei paesaggi alpini che erano casa per Sophie Taeuber-Arp e ispirazione per la collezione, le temperature sono rigide. Max Mara propone così anche piumini oversize dall’effetto cocoon, che possono essere sovrapposti addirittura al Teddy Bear Coat e con un’imbottitura derivante dal processo di upcycling del tessuto dell’iconico cappotto. Una serie di maglioni sono caratterizzati da sorprendenti motivi grafici astratti. Il tutto si traduce in una collezione che parla il linguaggio dell’eleganza moderna di Max Mara, con un cenno al vortice creativo del Cabaret Voltaire e l’aggiunta di un tocco di magia.

INAUGURAZIONE FASHION HUB – CAMERA DELLA MODA ITALIANA

Camera Nazionale della Moda Italiana continua a promuovere il talento dei più interessanti talenti internazionali attraverso il Fashion Hub garantendo loro un palcoscenico privilegiato durante la Milano Fashion Week Women’s Collection Fall/Winter 2022/2023.

Ospitato presso l’ADI Design Museum, il Fashion Hub, dove verrà messa a disposizione dei brand presenti in calendario anche una sala sfilate, è stato inaugurato il 22 febbraio con un evento.

A sottolineare la costante sinergia tra CNMI e Camera Buyer Italia, durante l’inaugurazione del Fashion Hub, Carlo Capasa con Giacomo Santucci e Beppe Angiolini, rispettivamente Presidente e membro del board con delega in comunicazione ed eventi di Camera Buyer, hanno designato il vincitore dell’importante premio assegnato da Camera Buyer Italia – The Best Shops al brand Raree Show che si tradurrà in una lezione di mentoring con un’influente multibrand luxury boutique italiana che coinvolgerà il designer stesso su tematiche legate al buying, consigli utili per approcciare il mondo retail e rendere maggiormente appealing la brand identity anche dal lato più commerciale e di marketing. Inoltre, una menzione speciale da parte di Camera Buyer Italia per il progetto del Fashion Hub “Designers for Ethical Fashion” di cui fanno parte i brand ARA LUMIERE, SEP e Cartiera.




Nei giorni della Fashion Week seguiranno incontri ad hoc tra i buyer ed i talenti emergenti come momento di networking e scambio di esperienze.

Come ogni stagione, il Fashion Hub offre grande visibilità internazionale a una serie di talenti che incarnano i valori fondamentali di CNMI, tra cui il supporto ai giovani e la promozione dell’inclusività e della sostenibilità:

I progetti presenti presso il Fashion Hub questa stagione includono:

  • Il progetto We Are Made in Italy (WAMI collective) offrirà nuovamente a 5 designer BIPOC (Sheetal Shah, Judith Borsetto, Nyny Ryke Goungou, Zineb Hazim, Romy Calzado) la possibilità di presentare le loro collezioni all’interno di uno spazio dedicato. Inoltre un contenuto digitale del collettivo aprirà la Fashion Week il 23 febbraio alle ore 10:00.
  • Il progetto Designers for Ethical Fashion: Una nuova room dedicata al tema della moda etica e sociale con un particolare focus sulle donne svantaggiate e vittime di violenza, migranti e rifugiati. All’interno presenti SEP che mira a portare migliaia di rifugiate al di sopra della soglia di povertà, coinvolgendo oltre 500 artiste ricamatrici nel campo di Jerash, in Giordania, che ricamano accessori creati per durare per sempre; ARA LUMIERE che presenterà per la prima volta una collezione ready-to-wear prodotta, come nella tradizione del marchio, da donne vittime di attacchi con acido e che utilizzerà il 100% dei ricavi per supportare delle loro cure mediche e aiutarle a reintegrarsi nella società; e Cartiera, brand che forma e assume persone in condizione di svantaggio, principalmente rifugiati e richiedenti asilo, superando il pregiudizio che relega i lavoratori di origine straniera e mansioni non qualificate.
  • La 5° edizione del progetto Designer for the Planet:CNMI presenta 5 brand BENNU, Acidalatte, DassùYAmoroso, Vernisse, Raree Show il cui lavoro si basa su stringenti criteri di sostenibilità ambientale.
  • La 7° edizione di Budapest Select, frutto della collaborazione tra CNMI e l’Hungarian Fashion & Design Agency, che ha l’obiettivo di supportare e promuovere un gruppo di brand emergenti ungheresi. Sette brand (ABODI, CUKOVY, Elysian, Kata Szegedi, NINI, THEFOUR, ZSIGMOND) espongono le loro creazioni al Fashion Hub, mentre quattro designer (ABODI, Elysian, Kata Szegedi, THEFOUR) presenteranno le loro collezioni durante la sfilata collettiva “Budapest Select FW22-23 Special Show” il 26 febbraio alle 11.30. Inoltre il brand CUKOVY, terrà una presentazione il giorno 25 febbraio dalle 10:00 alle 12:30.

All’ingresso del Fashion Hub, l’Hashtag della Milano Fashion Week, personalizzato da Pongo 3D, uno street artist d’eccezione individuato da Scalapay. Inoltre, sempre all’ingresso, sarà posizionata anche la nuova Kia Sportage. All’interno del Fashion Hub invece, oltre all’esposizione dei designer, è stato previsto un salotto conviviale curato da Scalapay, dove Tommaso Zorzi incontrerà alcuni designer per delle interviste volte a svelare i retroscena della Fashion Week milanese.  

È prevista inoltre anche la VIP lounge di CNMI dedicata alla stampa e ai buyer accreditati, aperta dal 23 al 28 febbraio dove sarà possibile brindare insieme a Franciacorta, wine partner di CNMI, che da diversi anni supporta CNMI nella realizzazione degli eventi. La Lounge pensata appositamente per accogliere gli operatori nazionali e internazionali, oltre a prevedere un servizio di catering, vuole essere uno spazio di incontro e networking tra operatori del fashion system. 

CNMI ringrazia per la realizzazione del Fashion Hub Bonaveri, azienda d’eccellenza nella creazione di manichini personalizzati, per essere sponsor tecnico del progetto, e DHL, partner istituzionale di CNMI, per il supporto alla spedizione dei manichini utilizzati nel Fashion Hub.

Si ringraziano tutti gli altri partner di Camera Nazionale della Moda Italiana: Mastercard, Sunday Riley, Wella Professionals, YKK Italia e il media partner Class Editori.

NAPAPIJRI NORTHFARER SS22

La collezione Napapijri ci riporta in Valle d’Aosta per un viaggio alla riscoperta di chi siamo e dove andiamo. Reinterpretando costantemente l’iconico modello anorak, ci avventuriamo nell’esplorazione del rapporto tra paesaggio, vita e capispalla. 

Northfarer, l’ultima rivisitazione dell’anorak secondo l’estetica iconica di Napapijri.

La silhouette iper-strutturata e il collo con doppia zip si ispirano direttamente al profilo del Monte Bianco, mentre le linee essenziali elevano il classico taglio del capospalla dando vita a una raffinata giacca urbana in pregiata CORDURA® UltraLite, per prestazioni a 360°. Ed è proprio in questo materiale che il passato e il futuro di Napapijri si incontrano grazie all’impegno per l’innovazione. La robustissima CORDURA® era già stata scelta nel 1990 per la prima giacca, Skidoo, ma nel 2022 e’ stata rinnovata la partnership con questo colosso dell’innovazione dei materiali realizzando Northfarer con una versione più leggera – ma altrettanto resistente – del suo tessuto di punta. Impermeabile, antivento e senza PFC. Il viaggio di Northfarer racconta la storia di una giacca creata e forgiata per l’outdoor, un anorak che porta lo spirito della natura ovunque, dall’ambiente più selvaggio a quello più urbano.

HERMANN NITSCH ALLA GALLERIA GABURRO DAL 24 FEBBRAIO AL 20 APRILE 2022 MILANO

La Galleria Gaburro annuncia l’opening della mostra personale di Hermann Nitsch a cura di Lòrànd Hegyi in programma dal 24 febbraio al 30 aprile 2022, la prima nel nord Italia da oltre 22 anni.

 

Con la sua opera sconfinata, Hermann Nitsch propone una visione complessa della vita, dell’orientamento spirituale, nonché del significato dell’arte e delle potenzialità liberatorie e catartiche dell’esperienza artistica. 

 

Nella sua attività artistica eterogenea, concretizzatasi nella pittura, nel disegno, nelle installazioni, nella musica, nelle performance, nel teatro, nella scrittura e nella poesia, Nitsch rivendica l’inalienabilità e l’indissolubilità della partecipazione alle attività artistiche collettive (ossia l’intensa partecipazione dentro l’atto artistico), dal processo percettivo nella sua totalità. 

 

Una percezione drammatica, iperintensiva e complessa, in cui il forte impatto sensoriale è strettamente legato all’attivazione e all’attualizzazione dei piani semantici intellettuali e ai concetti collettivi, mitici e archetipici.

 

Artista e spettatore si compenetrano nell’ebbrezza in un’esperienza ipertensiva, nella sensazione toccante e sovente scioccante legata all’esperienza di realtà proprie, articolate sul piano visivo, acustico e tattile. 

 

A dispetto del ruolo preminente svolto dall’inconscio, ossia dalla realtà psichica interiore, nel pensiero e nel lavoro dell’artista, Nitsch sostiene che la percezione debba attuarsi, sempre e comunque, nel fitto contesto culturale e collettivo. 

 

L’artista si è sempre confrontato profondamente con le tradizioni culturali specifiche del proprio Paese come: la cultura popolare, rurale, volgare e religiosa ma anche con la psicoanalisi e col pensiero freudiano. L’evidenza dell’elemento archetipico e collettivo, nella nascita e nello sviluppo del complesso valore simbolico, suggerisce che la percezione estetica si svolga nel campo comune e collettivo.

 

L’opera sconfinata di Hermann Nitsch è interpretabile solo alla luce della concezione dell’artista in merito alle “condizioni archetipiche collettive della spiritualità” e può essere compresa unicamente nella sfera del pensiero inconscio. È fondamentale per l’artista che la strategia artistica, volta all’intensificazione radicale dei meccanismi sensoriali, persegua la sensibilizzazione e l’esperienza della totalità della vita. 

 

L’intero processo di percezione estetica è inscindibile dal piano archetipico e collettivo che trova il suo compimento negli atti metaforici, cultuali e rituali ovvero nelle formazioni estetiche. 

 

Nella mostra di Hermann Nitsch sono esposte opere risalenti alla prima fase artistica, in cui le creazioni erano indissolubilmente legate alla programmazione del Teatro delle Orge e dei Misteri. Inoltre, l’esposizione ospita anche lavori dell’ultimo periodo dedicato all’influenza del colore sulla psiche.

 

L’ampia scelta di opere pittoriche mostra diversi punti in comune con l’opera artistica complessiva. Sono presenti quadri legati alle azioni pittoriche, in cui Nitsch ha sviluppato un action painting peculiare segnata da atti rituali, accompagnati anche da oggetti dalla forte connotazione culturale e rituale, in modo da collegare i significati simbolici direttamente con le energie e le emozioni, veicolate attraverso elementi gestuali. 

 

L’esperienza estatica della totalità dell’essere attraverso l’intensità delle sensazioni elementari è un atto collettivo, in cui l’immedesimazione gioiosa e liberatoria della vita in tutte le sue forme si accompagna all’estrinsecazione dei concetti collettivi e archetipici. Nitsch rivendica il carattere collettivo e culturale di tale esperienza, in grado di determinare il contenuto sostanziale di ogni grande narrazione mistica sulla creazione del mondo, sul contrasto alla paura della morte, sulla vita eterna, sulla resurrezione o sull’eterno ritorno.

 

Nell’opera di Nitsch, l’elemento archetipico e collettivo riveste un significato centrale. La pratica artistica tenta con ogni mezzo (attraverso la radicalizzazione della sensualità e l’intensificazione dell’immediatezza di ogni effetto fisico, sensoriale-materiale), di attivare l’inconscio collettivo per portare alla luce una serie di realità antropologiche fondamentali e metterle in relazione con il contenuto simbolico collettivo. 

 

I gesti più elementari della specifica pittura informale e le azioni, inserite nel tempo reale del Teatro delle Orge e dei Misteri, rivelano la propria origine nell’inconscio. Al contempo occorre ribadire con chiarezza che l’inconscio, nella concezione estetica complessiva di Hermann Nitsch, è sempre contestualizzato nella totalità delle azioni collettive. Le azioni collettive, le pratiche cultuali e rituali ma anche le narrazioni mitiche e religiose rimandano a queste realtà archetipiche essenziali che, nelle varie culture, innervano il quadro generale dell’organizzazione della vita, delle azioni sociali e dei sistemi assiologici rilevanti. 

 

Dal punto di vista storico, è importante che la pittura e la performance di Nitsch non siano tanto riconducibili all’individualismo eroico, al pessimismo dell’action paintinge dell’espressionismo astratto (avvalorati dalla filosofia esistenzialistica e influenzati dallo specifico sviluppo nordamericano), quanto a un’osservazione culturale di carattere antropologico, nonché a una filosofia di vita zen-buddista rivisitata in chiave soggettiva e al credo cristiano della resurrezione, in cui la percezione collettiva della totalità della vita conduce a un’autoemancipazione catartica e alla consapevolezza gioiosa delle proprie prospettive di espressione. 

 

Questa gioia liberatrice e lo sviluppo di un Colorismo completamente nuovo, maturo, variegato ed esplosivo -all’insegna di una sensualità euforica e vibrante valorizzata da combinazioni e tonalità cromatiche mai osservate finora in Nitsch – , animano i quadri più recenti, esposti per la prima volta in Italia. Questa nuova fase pittorica si manifesta nella tensione e nelle energie inesauribili dell’artista, di cui possiamo apprezzare l’interiorità poetica ed emotiva, spesso recondita. Questi nuovi lavori costituiscono senza dubbio il cuore della mostra.