MAX MARA SS25

Trasformare in equazioni la complessità dell’universo è il compito degli scienziati e per questa collezione Max Mara prende spunto dalla fisica ed esplora un affascinante mondo fatto di numeri irrazionali, immaginari, trascendentali.

Ipazia, matematica, filosofa, astronoma vissuta ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo d.C., diventa la musa di questa stagione, pioniera assoluta e artefice di importanti teorie sviluppate partendo dagli studi di Pitagora.

I diagrammi triangolari delle sue equazioni ricordano le frecce semplici ma fondamentali che i sarti usano per trasformare un tessuto piano in una forma tridimensionale. Le cuciture dei trench e dei capi sartoriali in fresco cotone rimandano ai segni grafici della trigonometria. I drappeggi tipici del tempo di Ipazia si trasformano in contemporanee asimmetrie, quasi degli origami su una spalla o su un fianco.

Le ricerche di Ipazia sui coni si traducono in coulisse ellittiche messe a punto con una precisione matematica per scoprire il ventre, la schiena, oppure una spalla. Mentre l’eleganza delle antiche sacerdotesse rinasce nelle gonne a colonna e negli avvolgenti abiti a costine. Le nuove giacche, dalle spalle squadrate e strette, definiscono la silhouette slanciata.

Aspettarsi l’inaspettato, sostiene la teoria del caos. Lo stesso vale per la collezione, dove geometrie e precisione spaziano tra l’impeccabilità di tessuti come la gabardina, il drill e il denim haut de gamme e le sete stropicciate, attraversate da pieghe irregolari. Dove estetica e tecnica di costruzione si fondono per fare anche di una semplice camicia di popeline un’icona di design.

La palette cromatica è un insieme di bianco cristallino, nero come l’ossido di rame, marrone, blu delphinium e nitrato d’argento, nuance “rubate” agli elementi dei laboratori scientifici, quasi a voler creare una chimica magica. Una magia solo all’apparenza in contrasto con il “science mood” di stagione, perché come diceva lo scrittore Kurt Vonnegut: «La scienza è magia che funziona».

ME, MYSELF & iBLUES FW24 STARRING FRANCESCA MICHIELIN


 

Francesca Michielin è una delle protagoniste della collezione Autunno Inverno 2024 di iBlues.

Il progetto “Me, Myself and iBlues” celebra l’eleganza femminile in tutte le sue sfaccettature, rendendo omaggio alla bellezza intrinseca e alla diversità delle donne. Questa storia corale mette in risalto tre personalità forti, unite da un’anima creativa alimentata dalla curiosità e dal desiderio di sperimentare, perfettamente in sintonia con l’essenza del brand.

“Me, Myself and iBlues” non è solo un progetto, ma una celebrazione dell’unicità delle donne che cattura l’essenza stessa del marchio, offrendone una visione completa e armoniosa.

Francesca Michielin, cantante e artista poliedrica, indossa i capi della campagna adattandoli alla propria personalità con stile e naturalezza trasformandoli in espressioni autentiche del suo stile inconfondibile.

I toni di colore grafite, grigio perla e kaki, impreziositi da motivi come il gessato, il pied de poule e il check, conferiscono un tocco di eleganza ai capi, esaltandone la raffinatezza e la versatilità. Tra eleganti suit, sofisticate gonne midi e bermuda casual chic, Francesca riesce a creare un equilibrio perfetto tra femminilità e grinta.

MAX&Co. PRESENTA “FOUND FAMILY” LA NUOVA &CO.llaboration SS25


 In un mondo dove l’appartenenza è una scelta, MAX&Co. presenta “Found Family”, una speciale capsule realizzata in collaborazione con lo stilista Lorenzo Posocco e direttore creativo di LPS – Lorenzo Posocco Studio. Questa collezione è una lettera d’amore che celebra la famiglia che ti scegli, dove la cura, l’amore e le esperienze condivise tessono il filo invisibile del senso di appartenenza.

Ispirato dalle suggestioni visive degli editoriali di moda degli anni Novanta e dai ritratti di intimi dell’epoca, “Found Family” propone un guardaroba moderno, senza tempo, concepito per essere indossato, amato e tramandato. Capi raffinati e versatili che, come preziosi cimeli di famiglia, sono testimoni di storie d’amore e appartenenza, reinterpretate con uno sguardo contemporaneo.

“Found Family” è un dialogo intimo tra classico e non convenzionale, tra passato e futuro, dove semplicità e complessità si fondono armoniosamente per riflettere l’essenza della “famiglia che ti scegli”.

Le linee pure del minimalismo anni ’90 – estetica che ha plasmato la carriera di Lorenzo Posocco – trovano nuova vita in capi di alta qualità destinati a diventare classici senza tempo, che trascendono le stagioni e le occasioni e abbracciano l’inclusività, sia di genere che multigenerazionale.

Dettagli discreti e funzionalità nascoste, come le tasche invisibili con zip, accentuano il mood di collezione per un design minimalista dall’esecuzione elaborata. Coulisse ed elastici in vita assicurano una vestibilità su misura, mentre i capi multifunzionali e i tessuti ultraleggeri sono la scelta perfetta per chi ama viaggiare con stile e praticità.

La collezione spazia tra gonne a matita sportive, camicie boxy, passando per minidress scamiciati semisartoriali smart-casual, pantaloni a gamba dritta e tute corte. Gonne con baschina in seta, completi coordinati in sangallo e slip dress in jersey con finiture metalliche aggiungono texture e vivacità all’insieme. Per capispalla e giacche boxy è stata scelta una pelle pregiata dal tatto incredibilmente morbido. Completano la collezione accessori e calzature, come marsupio in nylon, mule minimaliste, stringate, shopper in pelle con manici in metallo e occhiali da sole dalle linee filanti.

La palette è un tributo a colori classici senza tempo: grigio, nero, bianco e azzurro, ravvivati da tocchi giallo oro, lilla pastello e rosso scarlatto.

In collezione sono presenti materiali certificati come cotone proveniente da agricoltura biologica e taffetà riciclato.

Per rafforzare l’idea di ricordo legata a questa collezione, ogni capo è accompagnato da una dust bag con coulisse realizzata con tessuti di recupero.

La campagna, firmata dal fotografo americano Michael Bailey-Gates, cattura l’essenza degli anni ’90, reinterpretandola con una sensibilità più inclusiva, contemporanea e fuori dagli schemi, per dare vita a immagini che raccontano storie di modernità e tradizione.

FERNANDO BOTERO – LA GRANDE MOSTRA. DAL 17 SETTEMBRE 2024 AL 19 GENNAIO 2025 PALAZZO BONAPARTE ROMA.

Dal 17 settembre Arthemisia e Palazzo Bonaparte a Roma dedicano la più grande mostra mai realizzata in Italia a Fernando Botero, uno degli artisti più importanti del XX Secolo, artista amatissimo dal grande pubblico e autore di opere iconiche.

Attraverso l’esposizione di oltre 120 capolavori, la mostra racconta in modo eccezionale la grande maestria di Botero nelle varie tecniche artistiche, dalla pittura alla scultura, ripercorrendo allo stesso tempo il suo intero percorso artistico, un universo esuberante e magico.Tra le opere esposte ci saranno anche inediti eccezionali, esposti per la prima volta al mondo, come la Menina (After Velazquez) e Omaggio a Mantegna, che si riteneva perduto.

Con la prima e più completa mostra di pittura mai realizzata in Italia a un anno dalla sua scomparsa, Palazzo Bonaparte a Roma vuole rendere omaggio a uno degli artisti più amati dal grande pubblico internazionale, Fernando Botero.

Autore di opere iconiche e nell’immaginario di tutti, Botero, nato in Colombia nel 1932, inizia a dipingere da giovanissimo, quando lascia la scuola per matador per diventare un artista, ma si impone sulla scena artistica internazionale a partire dal 1961, quando il Museum of Modern Art di New York decide di acquistare il suo Monna Lisa all’età di dodici anni (1959), momento in cui comincia un tour di successo in giro per il mondo e la sua fama cresce in modo esponenziale.

Le forme monumentali dei suoi soggetti e le fisicità corpulente sono da sempre il suo marchio iconico, ciò che ha reso il suo stile unico e immediatamente risconoscibile: Botero rappresenta sulle sue tele l’opulenza delle forme, il volume insieme all’uso iperespressivo del colore, quell’abbondanza che è anche positività, ricchezza e vita.

La mostra, che racconta oltre 60 anni di carriera artistica, è curata da Lina Botero, figlia dell’artista, e Cristina Carrillo de Albornoz, grande esperta della sua opera.

Oltre 120 opere tra dipinti, acquerelli, sanguigne, carboncini, sculture e alcuni straordinari inediti, prestati eccezionalmente solo per questa mostra, saranno esposte nelle prestigiose sale di Palazzo Bonaparte.

Opere di grandi dimensioni che rappresentano la sontuosa rotondità dello stile di Botero, restituito con effetti tridimensionali e colori accesi e vibranti. Un universo inventato e poetico completamente nuovo, che affonda le radici nella sua Colombia.

La mostra, che esplora anche la straordinaria relazione tra Botero e l’Italia, si apre con un’opera importantissima emai esposta primaOmaggio a Mantegna (1958), prestito straordinario proveniente da una collezione privata degli Stati Uniti e che, dopo decenni, è stato recentemente scoperto da Lina Botero tramite Christie’s.

Affascinato da uno dei capolavori del Rinascimento, la “Camera degli sposi” di Mantegna nel Palazzo di Mantova, Botero decise di rendere omaggio al maestro italiano dopo il suo viaggio in Italia e scelse l’affresco della parete nord, la scena della corte dei Gonzaga in cui Ludovico è raffigurato seduto mentre riceve una lettera dal suo segretario, Marsilio Andreasi. Intorno a lui ci sono i suoi parenti: una scena che Botero trasformò in un’opera tutta sua, in cui esaltò la monumentalità e il colore eccezionale, vincendo con questo quadro il primo premio al Salone Nazionale di Pittura della Colombia nel 1958.

Non mancheranno le versioni di capolavori della storia dell’arte, come la “Fornarina” di Raffaello, il celebre dittico dei Montefeltro di Piero della Francesca, i ritratti borghesi di Rubens e “Ritratto dei coniugi Arnolfini” di Van Eyck fino ad arrivare alle ultime opere che Botero realizzò nel 2023 come il grande acquerello dell’Odalisca.

Altra opera fondamentale ed inedita e mai esposta al pubblico – perchè da sempre appesa nello studio parigino di Botero – è una versione dell’infanta da “Las Meninas” di Velázquez, pittore che Botero copiò durante il suo apprendistato al Prado da giovane studente. Nel corso della sua vita Botero realizzerà numerose versioni dell’opera, in particolare quella dell’Infanta Margarita d’Austria. Mantenendo la stessa aura di grandezza e maestosità, la Menina di Botero è più di una semplice versione, è un’opera nuova, un Botero autentico.

Immancabili le sue iconiche serie coi temi classici e a lui più cari come l’amata America Latina, il circo, la religione, la mitologia, la natura morta e la corrida, quest’ultima forse il tema più interessante perché interpretato attraverso il filtro della tradizione ispanica molto sentita nell’arte, da Goya a Picasso.

Una sala è dedicata, infine, alla più recente sperimentazione del maestro che, dal 2019, dipinse con una nuova tecnica degli acquerelli su tela e in grandi formati: opere quasi diafane, sintesi dell’opera di una vita, frutto di un approccio delicato ai temi familiari di sempre.

“Questa è una mostra eccezionale perchè è la prima grande esposizione di pitture dedicata a Fernando Botero dopo la sua morte. È anche una visione diversa del suo lavoro, che mette in evidenza la maestria con cui Botero ha lavorato con tecniche diverse nel corso della sua carriera artistica”, afferma Lina Botero, che conclude: “È un’occasione straordinaria per celebrare il primo anniversario della morte di mio padre in Italia, un Paese che ha significato molto per lui e per il suo lavoro”.

Cristina Carrillo de Albornoz aggiunge: “In Italia, a 20 anni, quando si confrontò con i capolavori del Rinascimento italiano, in particolare Piero della Francesca, Paolo Uccello e Masaccio, con forme massicce e colori straordinari, avvenne la sua “metamorfosi”. Botero si è sempre interessato al volume, fin dai suoi inizi, in modo inconsapevole, ma ha capito la sua trascendenza nell’arte studiando i maestri del Quattrocento italiano”.

Col patrocinio del Ministero della Cultura, dellaRegione Lazioe del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la Fernando Botero Foundationin partnership con la Fondazione Terzo Pilastro Internazionale e Poema.

La mostra vede come sponsor Generali Valore Culturaspecial partner RicolapartnerAtac e Frecciarossa Treno Ufficialemedia partnerUrban Vision e la Repubblicahospitality partner Hotel de Russie e Hotel de la Ville e sponsor tecnico Cantine Ferrari Trento.

Catalogo edito da Moebius.