C’è sempre un fascino indiscreto e una curiosità sottile nel cercare di comprendere la forma di un’ombra e il corpo che l’ha generata.
Sabrina Persechino affronta il tema dell’ombra come conseguenza della luce, ovvero la formazione di una sagoma oscura prodotta da un corpo opaco esposto alla luce. L’ombra, generalmente vissuta come qualcosa di negativo, è interpretata da Sabrina Persechino in chiave ottimistica, a ribadire che anche se ci è sembrato di aver vissuto in una zona buia, siamo in piena luce. E comunica questa positività con il linguaggio che le è congeniale, quello del bello, declinato nelle forme e nel colore.
Outfit rigorosamente lineari e geometrici, eleganti e al tempo stesso sensuali, una collezione ricca e completa con gli immancabili capispalla dal taglio essenziale, le iconiche tute, gli abiti da cocktail e da grande soirée, pensati per una donna dinamica e glamour ad ogni ora del giorno.
Giochi di luce ed ombre, outfit arricchiti da lastre traforate che generano quadri di un chiarore aureo, o, al contrario, formano texture scure incise dal chiarore. L’effetto è quello delle mashrabiyya, griglie elemento tipico dell’architettura mediorientale. E ancora riferite all’architettura sono le vie parallele che sembrano convergere, come quelle dei porticati, direttrici di eleganti abiti neri, sete laserate e organze a celare la nudità del corpo che resta velato, meglio dire in ombra, lasciando spazio a un’indiscreta immaginazione. Sabrina Persechino proietta la luce attraverso lame laserate di metalli e gioca con la prospettiva originando profili e generando ancora una volta geometrie.
Luci ed ombre che influenzano anche i colori: i rossi magenta che virano verso il viola e l’indaco. Allo stesso tempo i chiari scuri sul magenta trasformano i velluti sfumandoli gradualmente: è come se una nuvola mossa dal vento ombreggiasse il tessuto alterandone il colore. La palette dei colori vira dai dal bianco al nero, passando per l’indaco, per il plum. Fil rouge le geometrie dell’oro.
Una collezione dalle linee definite, che vedrà le modelle sfilare con l’accompagnamento di una musica live d’eccezione, composta da Pietro Nicosia, e accompagnata da percussioni e contrabbasso. Perché anche il suono è un’ombra sorda.
Le donne della Persechino sempre definite ed eleganti, incisive nell’aspetto, proiettano la propria ombra, lasciano l’impronta della presenza, determinano la traiettoria.
FEDERICO “OSHO” PALMAROLI Uno spettacolo dal vivo di e con OSHO
Accompagnamento musicale live di FURANO SAXOPHONE QUARTET
Alberto Napolitano, sax soprano Matteo Quitadamo, sax contralto Antonio Russo, sax tenore Marco Destino, sax baritono
Nuova Produzione – Prima a Roma
Domenica 31 luglio, una nuova produzione in Prima a Roma, “#LEPIÚBELLEFRASIDIOSHO” è la pagina Facebook in cui Federico Palmaroli, in arte “Osho” ordisce urticanti e divertenti situazioni surreali. Decontestualizzando le immagini, catturate dal flusso mediatico tramite tagli originali, Palmaroli attribuisce irriverenti battute ai loro eminenti protagonisti, sono irresistibili carrellate di personaggi della politica, del costume, dello sport e della spiritualità che si esprimono con un linguaggio “da strada” e che proprio per quel senso del contrario innescano meccanismi del tutto esilaranti.
In scena, per la prima volta dal vivo, Federico “OSHO” Palmaroli,con l’accompagnamento musicale del Furano Saxophone Quartet, farà sfilare una dopo l’altra le scoppiettanti vicende di questi ultimi anni, accoppiando le sue celebri vignette a commenti verbali e musicali, in una catartica satira 2.0, a velocità 5G,travolgendo il pubblico con una fragorosa risata liberatoria.
“#lepiubellefrasidiosho” che dà il titolo allo spettacolo, in realtà è la pagina Facebook in cui Federico Palmaroli aka Osho, ordisce urticanti e divertenti situazioni surreali. Quello di OSHO, quindi, è un successo inizialmente misurato a colpi di “mi piace”, ma che deve la sua fortuna ad un sottotesto drammaturgico che restituisce sempre qualcosa di estremamente aderente alla realtà dei fatti,alla loro attualità.
“Osservo la realtà, ne colgo gli aspetti più comuni, come possono essere le espressioni che senza neanche accorgercene ripetiamo tutti, e ho trovato divertente associarle a un personaggio così spirituale come Osho. Il contrasto che ne deriva genera la risata.” Federico Palmaroli.
Un ritorno a Roma e all’idea di bellezza classica. Un luogo simbolo della rinascita di Roma, il Museo MAXXI (Museo Nazionale delle arti del XXI secolo), progettato da Zaha Hadid, che con le sue linee sinuose e scultoree, divenute ormai un simbolo della Roma contemporanea, dialogano con le creazioni di Antonio Grimaldi.
Un’ispirazione che arriva dagli anni ’50 e che si lega ad atmosfere unite indissolubilmente al know-how sartoriale tipico di quel periodo, quando Roma era un tripudio di atelier e maestranze del fatto a mano, e a uno stile di vita di rinascita e di dolcezza, oltre all’affermazione della moda italiana come espressione di sensibilità estetica e sapienza artigianale.
Nasce così un tributo a Roma e ai grandi leoni dell’alta moda romana, da Fausto Sarli a Roberto Capucci, da Fernanda Gattinoni a Pino Lancetti: personali icone di maestria di Antonio Grimaldi che porta in passerella una collezione ispirata ai grandi couturier romani, con linee, forme e colori rivisitati secondo i canoni stilistici della Maison Antonio Grimaldi.
Sul catwalk 33 look, ricchi di virtuosismi sartoriali tipici dell’alta moda che si dividono tra tailleur couture, mini dress da sera, abiti da gran sera e opulenti abiti balloon.
Tra i leit motiv della collezione, il risvolto che si ritrova sui decolleté di alcuni abiti o sul dorso di altri. Ancora, le maxi cappe presenti su più outfit che disegnano enormi strascichi o creano maxi fiocchi che inneggiano alla couture, così come i grandi volants che si trasformano in cappe monospalla dai volumi imponenti.
Abiti con decori all over che vanno dall’applicazione di piume ton sur ton alle frange di paillettes degradée. Oltre ai ricami in oro satinato dai toni caldi in contrasto ai ricami metallici in acciaio, argento, pietre dure e plexiglass.
Tra i tessuti: il taffetà, il crêpe cady doppiato con il gazar che donano struttura agli abiti, e morbide organze liquide con disegno ombrée.
Conclude la passerella l’abito da sposa che rende omaggio alle costruzioni architettoniche del Maestro Roberto Capucci, caratterizzato da un maxi volant e una lunga coda sul retro.
Completano i look i fascinator voluminosi e scultorei che cadono sul viso. La colonna sonora è affidata ai compositori Vittorio Montalti e Giulia Tagliavia ed eseguita dal vivo dalla pianista di fama internazionale, Gloria Campaner, considerata una delle più grandi interpreti italiane della musica classica.
La palette cromatica è caratterizzata da colori tenui e freddi, a tratti acidi o elettrici ma comunque luminosi: verde, glicine, indaco, arancio, giallo accostati al grigio e in vivido contrasto con gli abiti in bianco e nero, ispirati all’epoca gloriosa della cinematografia romana.
Accademia di Belle Arti di Roma (ABA Roma) ha presentato il final work di 14 studenti-designer che, in occasione di Altaroma, hanno mostrato agli addetti ai lavori una capsule collection che va dai 5 agli 8 total look, sia uomo sia donna.
Importante novità di questa edizione è il gemellaggio con la scuola di moda e design parigina: l’École Duperré Paris specializzata nella formazione di giovani designer nei settori della moda, del design tessile, della ceramica, del design ambientale e della grafica.
Un momento di scambio e internazionalizzazione nel nome del fatto a mano e dell’alta artigianalità. COUTURIALISM è infatti il nome del progetto – curato dai docenti Sara Chiarugi, Alberto Moretti e Graziella Pera – che intende raccontare l’idea di una nuova corrente estetica e di pensiero, che accomuna i 14 giovani e nuovi designer di ABA Roma e le loro Capsule Collection, caratterizzate da una visione nuova e innovativa della moda, delle tecniche sartoriali e dall’esaltazione del fatto a mano, come identità espressiva e culturale di ciascuno studente.
Abiti e accessori che rappresentano la celebrazione delle tecniche artigianali e artistiche, unite a una solida formazione di moda, acquisite dagli studenti dell’ultimo anno del Triennio e del Biennio nell’ambito del Corso di Fashion Design di ABA Roma, chiamati a raccontare la loro personale e identitaria visione della moda. Un corso di studi, dove la storia dell’arte e della moda sono le fondamenta del percorso formativo.
Nato ormai più di dieci anni fa, il Dipartimento di Culture e Tecnologie della Moda di ABA Roma rappresenta un punto di riferimento nel panorama della formazione statale di moda e oggi è uno degli indirizzi dell’Accademia con più iscritti.
Gli studenti, infatti, seguono corsi di Fashion Design, Costume Design, Tecniche Sartoriali, Design dell’Accessorio, Design del Tessuto, Cultura Tessile, Anatomia Artistica, Fotografia, Grafica, Cultura dei Materiali di Moda, Ambientazione Moda, Disegno per la Moda, Illustrazione.
Tuttavia, la contaminazione artistica è l’elemento caratterizzante di un percorso dove lo studente, accanto alla formazione di moda, ha la possibilità di seguire liberamente le classiche discipline artistiche tipiche del corso di studi di un’accademia di belle arti.
Così agli allievi è offerta la possibilità di seguire corsi di pittura, scultura, scenografia e questo genera una vera e propria contaminazione culturale che si riflette immancabilmente nelle collezioni presentate in passerella e che connota l’approccio multidisciplinare dell’Accademia.
I 14 designer selezionati da ABA Roma sono: Federica Bettelli, Amanda De Simone, Chiara Guerzoni, Gabriela Jaramillo, Clementine Leoncilli, Emiliano Marinelli, Federica Ognibene, Palina Strepetava, Yawen Sun, Maria Chiara Totti, Chiara Volpe, Wanjing Ye, Haniyeh Zarei, Dian Zhuang.
Hanno dichiarato i curatori del progetto Sara Chiarugi, Alberto Moretti e Graziella Pera: “Anche quest’anno la partecipazione ad Altaroma vuole essere un’occasione di visibilità e celebrazione per raccontare la creatività e la forza dei nostri giovani designer: una moda attenta all’alta sartoria, alle nuove frontiere stilistiche ed estetiche e una visione aperta e disinvolta sulla fluidità di genere senza retorica, ma con pragmatismo e innovazione, in una giostra di immagini, emozioni e sentimenti, in equilibrio tra realtà e sogno. COUTURIALISM rappresenta l’occasione per scrutarsi dentro, facendo emergere i propri pensieri e le emozioni più recondite, per dare corpo ai fantasmi e all’immaginario che vivono nell’intimità di ognuno, in un percorso che attraverso la passione per
la creazione degli abiti renda possibile interrogarsi sulla propria identità. Quattordici collezioni, interamente progettate e realizzate dagli studenti, in cui è forte il legame con il più profondo sentire di ognuno, i propri pensieri, la propria interiorità”.
Hanno aperto lo show, i 15 designer provenienti dall’École Duperré Paris che hanno sfilato ciascuno con un proprio look.
Fondata nella seconda metà dell’800, intimamente legata al movimento francese per l’emancipazione delle donne, è oggi una scuola pubblica, sotto la supervisione del Ministero dell’Istruzione Superiore, della Ricerca e dell’Innovazione, del Ministero dell’Istruzione Nazionale francese e del Municipio di Parigi.
Cecilia Casorati, Direttrice ABA Roma: “Siamo estremamente felici della collaborazione stretta con l’École Duperré Paris, un’eccellenza della formazione del design e della moda che apre a nuove opportunità e sfide professionali i nostri studenti. Il Dipartimento di Culture e Tecnologie della Moda è diventato, sicuramente, uno dei capisaldi della nostra offerta formativa, contando un numero ogni anno crescente di iscritti, a dimostrazione di una strategia formativa che premia la creatività senza dimenticare la necessità di confrontarsi con il mondo del lavoro e le esigenze del mercato.”